p&pstrip : episodio 20

Cari amici Blog – isti

acclarata ” l’esplosione ” ( nel vero senso della parola ) dell’ estate ,

ne approfittiamo per dare un saluto a tutti gli amici  che ci seguono.

Auguri di buone vacanze a chi sta per partire, a chi non ha ancora deciso dove

andare ; e auguri ( anche ) a chi resta a Roma .

A presto e ciao

Venezia3

Acquarelli GDD 2016 Antea e i bambini

Ho ricevuto da Andreina il ricordo della sua giornata al GDD2016: una esplosione di emozioni, colori e riflessioni.

10 aprile 2016, domenica, Good Deeds Day. Cambiare il mondo una cosa buona alla volta. Questo era il motto della giornata e naturalmente Antea c’era. Un piccolo grande stand al Circo Massimo, tra maratoneti che correvano e bambini che giocavano.

In una giornata piena di sole e vivacità per Roma, il nostro stand brillava per il fermento delle attività scelte per coinvolgere il pubblico e sensibilizzarlo al nostro lavoro: acquerelli e cesteria.

Il tavolo si è riempito presto di giovani pittori accompagnati da genitori allegri e sorridenti, che ringraziamo di cuore per essersi fermati al nostro stand. Beh, ammetto che è assai diverso insegnare l’acquerello a dei bambini o ai nostri pazienti. So cosa state pensando: bella bravura, insegnare ai bambini è faticoso, ma bellissimo.Va bene, è vero, è così, ma vorrei sottolineare un altro aspetto che per me è stata una grossa sorpresa. Una semplice differenza che io non avevo mai notato. Ho scoperto un atteggiamento completamente opposto nella fiducia verso l’insegnante e nella sfida del proprio operare. Vi cercherò di spiegare cosa intendo, raccontando parte della giornata al Circo Massimo.

Il disegno di Flavio

Il disegno di Flavio

Tra i tanti bambini venuti ad acquerellare due fratellini, Flavio e Marzia, hanno iniziato a disegnare con la matita, Flavio un paesaggio, il lato del Circo Massimo verso il roseto e Marzia il suo autoritratto, una bimba sorridente con un grande cuore disegnato sulla pancia al centro di un paesaggio solare.Al momento di usare gli acquerelli, ho detto quello che dico sempre ai nostri pazienti: – ora dovete iniziare con il colore più chiaro, ma dovete aver fiducia in me e colorare anche le aree che volete più scure, ricordando che con l’acquerello si procede sovrapponendo velature di colore. In Hospice, quando dico così, la maggioranza mi risponde: – Si…- e inizia a colorare l’oggetto in primo piano che è sempre quello più scuro di tutto e io penso di essere un disastro ad insegnare l’acquerello! Flavio non mi ha nemmeno risposto, ha preso l’azzurro del cielo e tranquillo tranquillo ha dipinto tutto il cielo, andando anche SOPRA il disegno a matita dei pini marittimi, che sono un po’ scomparsi. Stava facendo esattamente quello che gli avevo detto di fare!  Ero sorpresa, quasi non ci credevo. Poi ha aspettato che l’azzurro fosse asciutto per fare gli alberi. Ha iniziato dalle chiome verdi. Sembravano nuvole verdi. Allora sono caduta nell’errore più banale, ho pensato che si fosse distratto, e gli ho chiesto: – Fai le nuvole verdi?-     – Noo! sono alberi, poi farò il tronco, sopra l’azzurro! – Ero senza parole, stava proprio facendo quello che gli avevo suggerito di fare per avere un bel cielo! Poi ha dipinto i tronchi, per ultimi, e le nuvole verdi sono diventate dei pini marittimi perfetti! Avrei voluto dirglielo, caro Flavio, sei un grande pittore e sono incantata dalla tua serena fiducia nell’ascoltare una maestra di acquerello come me! Poi ho visto il disegno della sorellina. Un autoritratto di bimba felice sotto un sole grande grande. Avrei dovuto dire ai loro genitori: -Complimenti, state crescendo due bei bambini sereni e sicuri di sé! Bravi! –  Mi dispiace non averlo fatto.                     Io sono abituata ai nostri “inguaribili pittori”, loro non fanno mai come gli dico io, devono fare sempre di testa loro. Per loro l’acquerello è una sfida, magari è sinonimo di fare qualcosa mai fatto prima.

Il disegno di Sara

Il disegno di Sara

Così ho scoperto due grosse differenze, che mi sono spiegata così: la fiducia di un bambino è un foglio bianco, quella dei nostri “inguaribili pittori” è un quaderno molto scritto; per un bambino non esistono sfide, avendo tutto il futuro davanti, per i nostri pazienti ogni giorno è una sfida. Giuseppina Marchi, psigologa e psicoterapeuta di Antea, sorriderà di questa mia grande scoperta! Disegnare con i bambini è stata una bella esperienza, di grande soddisfazione. Ma disegnare c gli ospiti di Antea è un’alta cosa. Forse c’è più sfida. Come se si dovesse tirar fuori da ciascuno i colori usati da bambino. Valli a trovare quei colori! valli a trovare in quei quaderni pieni di storie, pieni di appunti, di ricordi belli e di ricordi tristi, di avventure riuscite e di avventure solo sognate, di avventure finite e non…

Il disegno di Alessia

Il disegno di Alessia

Cari “inguaribili pittori” di Antea, cari volontari tutti, volevo dirvi che non vi ho tradito per il sorriso fiducioso di un bimbo, sono pronta a tornare da voi!

Grazie a tutti i bambini e agli adulti che hanno voluto disegnare con noi il 10 aprile nello stand di Antea. Grazie a Sara, a Rosa, a Flavio, a Marzia, a Alessia, a Patrick per il suo disegno del piatto di Sushi …grazie.

Il disegno di Patrik

Il disegno di Patrick

Venerdì prossimo 22 aprile sarò di nuovo a Antea, per fare il corso di acquerelli agli studenti più testardi che io abbia mai conosciuto. Vi aspetto fiduciosa.

Andreina Costanzi Cobau

GDD2016 Acquarello e cesti

Oggi la festa del GDD2016, Roma, Circo Massimo.

Quest’anno il sole ci ha rallegrato. La contemporanea maratona di Roma ha creato problemi di accesso ma ha aumentato notevolmente la presenza del pubblico.

Una bellissima giornata di festa ci ha offerto l’opportunità di conoscere le altre associazioni o di approfondire i rapporti già esistenti. Veramente una bella occasione per stare insieme.

Le immagini raccontano meglio delle parole la giornata.

Alcuni amici in visita

Alcuni amici in visita

un esperto di PetTherapy

un esperto di PetTherapy

Durante la giornata abbiamo realizzato la presentazione dell’attività di acquerello, guidata da Andreina, che da vario tempo si svolge in hospice nell’ambito di terapia occupazionale. L’interesse dei visitatori, bambini e adulti, è stato altissimo e Andreina è riuscita a contagiare con il suo entusiasmo tutti quelli che si avvicinavano.

tutti a disegnare

tutti a disegnare

ora sono veramente tanti

ora sono veramente tanti

La classe di cesteria, maestra Diana Poidimani, della scuola delle arti ornamentali del Comune di Roma, via di San Giacomo ci ha offerto una dimostrazione di cesteria ed intrecci, ha preparato le stelline da offrire al pubblico e ha spiegato e fatto vedere l’arte della cesteria.

preparazione di una stelllina

preparazione di una stellina

al lavoro

al lavoro

la maestra Diana

la maestra Diana

Il caldo il vento ed il sole hanno reso un po’ difficile la lavorazione del vimini, quando si asciuga troppo si rompe invece di piegarsi, spesso ci siamo dovuti interrompere per inumidirlo adeguatamente

è necessario bagnare il vimini

è necessario bagnare il vimini

La distribuzione del dolce e degli ottimi panini hanno allietato la giornata

pausa panino

pausa panino

dolcetto

dolcetto

 

 

 

 

 

 

Grazie a tutti per la bellissima giornata trascorsa festeggiando il GDD2016, siamo riusciti a parlare di Antea, a spiegare l’importanza e le caratteristiche delle cure palliative a moltissime persone, abbiamo distribuito il materiale cartaceo che illustra la nostra attività e abbiamo anche ricevuto dimostrazioni di affetto e di stima da chi già ci conosceva.

 

Tutti al GDD2016

Domenica 10 aprile anche Antea sarà presente al good deeds day 2016 (#GDD2106) con uno stand al Circo Massino a Roma. Una splendida occasione per approfondire la conoscenza di Antea o per farla conoscere agli amici. Speriamo in una giornata di sole in compagnia delle varie e numerose associazioni di volontariato che festeggeranno insieme a noi il GDD2016

Partecipiamo in tanti, la giornata sarà arricchita da due iniziative

locandina_10aprile

????????????????????????????????????

Entrambe le attività si svolgeranno dalla mattina fino al primo pomeriggio.

Vi aspettiamo  domenica al Circo Massimo

 

 

 

 

 

Assunta e Massimo

Un foglio particolare appeso all’albero delle parole: il saluto di Silvana ad Assunta e Massimo:

“In questo ultimo anno abbiamo subito il dolore di perdere due nostri indimenticabili volontari. Prima Assunta Ferraro, donna straordinaria per forza e coraggio che, con semplicità e generosità, ci ha regalato anni di impegno.albero def r Ora, da pochi giorni, ci ha lasciati anche Massimo De Anna, gentiluomo come pochi, per anni presente e disponibile sempre, amico di tutti. Vogliamo ricordarli non solo per l’esempio della loro convinta e costante motivazione nella scelta di essere volontari ma anche per l’appartenenza fedele all’Antea, l’amatissima Associazione alla quale hanno saputo dedicare la propria generosa partecipazione anche durante i momenti più difficili della malattia.

Cari  Assunta e Massimo, per anni molti di noi hanno avuto il privilegio di averVi come amici e colleghi, di condividere con Voi  la nostra scelta di essere vicino ai malati, e ora il Vostro dolcissimo ricordo  sarà sempre conferma di quei particolari valori  e speciali doti di umanità che identificano un vero volontario.

Grazie Assunta e Massimo per quello che sieti stati, per quanto ci avete dato.”

 

RICICLARE FA BENE A TUTTI

Ricevo da Lucia Saguì il racconto di una bella iniziativa che ha coinvolto moltissime persone, ciascuna delle quali ha espresso la sua generosità:

Riciclanti volontari che da gocce fanno mari
Avete mai pensato che una buona azione possa valere per due?
Se non vi è ancora capitato sentite questa.

– A Roma, al mercato Trionfale, esiste lo stand di Silvia (numero 95, www.nonsonorifiuti.it), nel quale si può portare l’immondizia da riciclare: carta, plastica, metallo. Il tuo “bottino” viene pesato e ti viene pagato il corrispettivo. Il prezzo è, ovviamente, basso, e non si può pensare di arricchirsi (ad esempio la carta viene pagata 2 centesimi al chilo; va meglio per la plastica dei tappi e dei contenitori come quelli dei detersivi e per certi metalli). Si possono portare anche piccoli elettrodomestici e perfino l’olio delle fritture.

le ragazze del banco 95

le ragazze del banco 95

Dopo aver guadagnato i miei primi 5 euro ho pensato: “Perché non fare questo lavoro per raccogliere fondi in favore di Antea?”. Da quel momento mi sono applicata con più entusiasmo e la mia capacità di riciclare è aumentata. Ho chiesto aiuto a tanti amici, parenti, colleghi, gestori di bar e ristoranti, che mi regalano o portano direttamente allo stand la loro preziosa “monnezza”. Qualcuno comincia a crederci così tanto da fare cose incredibili. Ad esempio la mia amica Lucia, guida turistica, prende al volo tutte le bottiglie vuote che, del resto, i visitatori da lei accompagnati non saprebbero dove buttare e, cosa ancora più esilarante, ha inventato il TAPPERITIVO. In cosa consiste? E’ ovvio: prepara un aperitivo a casa sua e pretende che ogni invitato si presenti con la sua busta di tappi o altra merce utile….

– Ma cosa facciamo con il denaro ricavato da questa operazione? Con i nostri primi 30 euro raccolti in due mesi di sperimentazione abbiamo comprato il materiale che gli ospiti di Antea stanno utilizzando per le loro lezioni di acquerello, organizzate dalla nostra amica Andreina, in collaborazione con la terapia occupazionale. Un “corso” molto apprezzato, che ha fatto emergere, tra l’altro, potenzialità nascoste in alcuni di loro e che comunque, potenzialità o meno, permette a tutti di esprimersi.

navi

– Molti più soldi = possibilità di fare molte più cose.
Per questo vi invitiamo a partecipare a questa attività e a raccogliere, raccogliere, raccogliere (anche da terra: ma qui si rischia di fare addirittura una TRIPLA buona azione) bottiglie, lattine, tappi di plastica e di metallo, chiodi ecc. ecc. e ad unirvi al gruppo dei RICICLANTI VOLONTARI, CHE DA GOCCE FANNO MARI.

Potete consegnare il vostro “raccolto” direttamente al mercato Trionfale, via Andrea Doria, stand 95, a favore di Antea. Sarà anche l’occasione per fare una spesa economica e di prodotti di qualità.

Finora i nostri “riciclanti” sono:

– Valeria Battaglia, Matilde Cante, Matilde Carrara, Filomena De Santis & C., Ada Foschi, Paola Fratoni, Mun Insuk, Marcella Martini, Rhodora Resnick & C., Katia Ruckward, Lucia Suaria, Paola Suaria (da Villafranca di Verona!!)
– Famiglie: Borsetti,  Chiappini, Luongo, Manderscheid, Marino, Paris, Saguì, Sartori, Scagliarini, Schiavon
– Gelateria-Snack Bar Alex 2000, Circonvallazione Clodia 84-84/A
– Panineria Slurp, Via degli Scipioni 62
– Pizzeria Bella Napoli, viale Giulio Cesare 120

volantino

volantino

In nessun luogo

Lunedì, primo pomeriggio.
Il sorriso ti confonde gli anni… Settanta? Ottanta? Quel sorriso stellato tra i capelli argentati e gli occhi azzurri quasi spalancati, resi ancora più belli dal trucco, un filo di ombretto verde che li faceva risaltare ancora di più (stamattina vi hanno truccato in Terapia Occupazionale con la beauty therapy per le nostre ospiti!) su chi ogni volta t’incontra.
Meraviglia? Emozione? Imbarazzo?
Mi hai stretto la mano e non me l’hai mollata fino a che non sono uscita.
E le tue parole azzeccate che rimbalzavano in una giostra di sensi, incompiute. Da dove sei partita? Dove sei ora? Dove stai andando? In quale mondo ti sei persa? In quale luogo ti sei fermata?
Sembra che tu sia su un palco a recitare. E sorridi, ridi a bocca piena e spalanchi gli occhi, poi tronchi le parole e ogni risposta. Con la più genuina semplicità fai diplomazia, ti rendi credibile… di nulla, di logiche vacue o molto comuni, scusabili…, come se tu dovessi essere perdonata. Perdonata da un pubblico che tu sai estraneo non per ignoranza, ma per collocazioni esistenziali. Tu sei altrove dove io non posso entrare. In un altro spazio temporale. Ci provo a starti dietro in queste tue acrobazie di parole messe insieme alla rinfusa.
Non so com’eri prima che tu arrivassi qua; chi riempiva il tuo giorno; le cose che ti appartenevano; le cose che ti muovevano…e ancora più in là nel tempo: non riesco ad afferrare la tua giovinezza, la tua infanzia, le tue aspirazioni, le tue scelte, i tuoi rifiuti, la tua consapevolezza. Tutto appare perso e dissolto.
Oggi ti vedo qui, così, senza più nulla, spogliata delle cose, degli affetti, dei momenti dei quali vivevi. Eppure ricchissima dentro.
T’è rimasto un letto, una bambola di pezza che dorme con te, la chiami “il mio amico”, le vesti ed il cibo. Tutto ciò giusto appena per consentirti d’occupare ancora un posto: il tuo.
Hai perduto la cognizione di chi sei…a chiunque entri nella tua stanza, commuove e fa sorridere quello che dici.
Mi avrai ripetuto mille volte: “Sei proprio bella. Vuoi riposarti? Mettiti qui, sdraiati vicino a me. Non andar via, non mi lasciare. Resta qui. Siediti accanto a me”. E poi, mi hai chiesto della scuola e delle amiche. Allora ho capito. Mi hai confuso per una tua compagna, di quando eri alle elementari. Forse assomiglio davvero a qualcuna di loro. Ti sei fermata lì. Ho voluto assecondarti. Allora ho inventato di compiti per casa e di maestri, ho finto d’essere al di là del banco e non in cattedra, dicendo che non li avevo finiti tutti quelli assegnati per le vacanze, erano troppi! Sono stata al tuo gioco. Finché mi hai rassicurato che volevi dormire un po’. Allora ho socchiuso la finestra, ti ho baciata e sono uscita silenziosamente. Ringraziandoti. No, non ti lascio…

Quando sono arrivata, M. era già partito, ha raggiunto il papà insieme alla mamma su in Veneto.
Si sono ricongiunti. Speriamo trovino insieme più serenità, uniti dal loro amore.

Ieri è partito don Pietro, nostro amico e sostegno umano-spirituale, per l’Africa. Lo accompagno col pensiero. Un giorno porterà anche me,andremo insieme, ma intanto la mia Africa la trovo qui, in piccolo anche in hospice.

L’Abbraccio

Un pomeriggio impossibile da dimenticare. Sarà nella mia vita un punto dal quale non potrò e non vorrò mai prendere le distanze.

Quel pomeriggio serviva un grande cuore; è sempre meglio avere un grande cuore, specie quando dovrà farsi in mille pezzi. Sì, perché di fronte all’indicibile verità di una vita che non vivrà, nessuno può rimanere distaccato. Tutti siamo chiamati ad ingoiare quel boccone amaro, nessuno escluso.

Come ogni venerdì mi affacciai con discrezione nella stanza del piccolo M., la sua mamma era sul letto, le lacrime caddero copiose dagli occhi disorientati e atterriti di F. quel pomeriggio, e la comunicazione in una lingua che non è né la mia né la sua, sembrava compromessa. Poi qualcosa che, me ne scuso, non so descrivere a parole, faceva passare in secondo piano lo scambio dialettico, contava solo il femminile che accoglie come un contenitore premuroso anche il dolore più straziante. In pochi istanti Liliana, Tiziana, Simona ed io siamo diventate madri, M. è stato avvolto dall’amore, le carezze e la tenerezza infinita. Insieme a Carlo abbiamo attivato il nostro spirito di squadra; non smetterò mai di ringraziare loro (miei colleghi volontari) e tutta l’équipe di Antea per avermi fatto sperimentare che cosa è una rete che sostiene e così facendo consente di esprimersi e agire. Non è servito dirci: tu fai questo, io faccio quest’altro, è bastato uno sguardo, nemmeno uno sguardo, è bastato un secondo di silenzio e ognuno ha assunto il proprio ruolo. Io mi sono ritrovata ancora a parlare con F., non so dire se le possa aver giovato, quando si è straziati, disillusi, smarriti, credo che nulla possa davvero alleviare o consolare quel profondo dolore, che può però essere contenuto in un Abbraccio, l’Abbraccio che grida sottovoce: io ci sono! È l’Abbraccio tra F. e me, che non dimenticherò mai, un punto dal quale non potrò e non vorrò mai prendere le distanze. Spero sempre di accogliere ed essere accolta, spero sempre di avere un grande cuore e di incontrare grandi cuori.

La meraviglia e l’incanto

Venerdì, primo dell’anno, ho avuto una preziosa opportunità.
Appena entrata nella segreteria dei volontari per firmare la presenza, leggo il bigliettino che ci avvisa che F., la mamma di M., è ricoverata da qualche giorno in ospedale per un intervento chirurgico, e che il bimbo è in uno dei team in compagnia degli infermieri. Salgo al primo piano e M. è nel team azzurro, sotto gli occhi vigili e accudenti delle infermiere che mi hanno ragguagliato sulla situazione. F. è già stata operata (in laparoscopia) e tra qualche giorno dovrebbe rientrare, forse domani stesso; nel frattempo il papà viene la sera per dormire con il piccolo. Guardo il bimbo con tenerezza e, attenzione, non mi era mai capitato di farlo prima; solo occhiate frettolose e discrete ogni venerdì pomeriggio, allorchè passo con il tè e chiedo a F., in un inglese molto scolastico, se ne vuole una tazza, oppure quando servo la cena e allungo un occhio verso il suo lettino. M. è nella sua solita carrozzina, mi sembra che i suoi profondissimi occhi neri guardino altrove, in una dimensione di ulteriorità che mi sfugge e che mi colpisce al cuore. Solo la sua boccuccia carnosa, aprendosi prontamente, sembra rispondere agli stimoli di Consilia che la sollecita con il tocco delicato delle dita, come nell’atto della suzione, del nutrimento. In quell’istante penso che la Vita chiami la Vita, la voglia, la reclami, la nutra anche quando è ridotta ai minimi termini come in questo bimbo di cinque anni, e continuo a pensare che in quel gesto, forse meccanico, dell’aprire la bocca per cercare nutrimento e soddisfare il connaturato impulso di vivere, si riveli anche, in tutta la sua potenza, il significato simbolico dell’appetenza relazionale dei bambini. Consegno la cena ai nostri ospiti e porto il vassoio nella stanza di M. per il suo papà che tra un po’dovrebbe arrivare, come mi dicono gli infermieri, e il piccolo è già nel suo lettino, dopo essere stato cambiato dalle mani amorevoli di Marfheda. Chiedo il permesso di poter restare un po’ con lui e mi viene concesso. C’è una specie di urgenza in me che non riesco a decifrare bene, come un bisogno di vegliarlo, di essere sua custode, come se la mia silenziosa presenza, che probabilmente  neanche sarà percepita da lui poichè mi sembra che già dorma, possa scalfire appena la sua irriducibile solitudine. Mi domando se sente l’assenza della sua mamma, se gli mancano la sua voce, le sue carezze, il suo odore. Io lo accarezzo con gli occhi, non oso farlo con le mani, in parte perchè ho paura di svegliarlo, in parte perchè facendolo (forse è un’idea assurda) mi sembrerebbe di violare i criteri di una segreta prossemica, delimitante lo spazio tra noi ed il piccolo, che ipotizzo F., nel suo dignitoso isolamento,  abbia in qualche modo simbolicamente sancito. Resto lì, in silenzio, sperando che il papà non tardi, non mi va di lasciarlo da solo, avvicino una sedia al suo lettino, osservo finalmente la stanza allestita per lui, con i suoi peluche, le stelline attaccate alle pareti, l’orsacchiotto. Guardo lui, così bello e incolpevole, e provo un’emozione di meraviglia e incanto di fronte alla sua innocenza, poi penso alla sua mamma e al suo papà e al loro dolore indicibile. Quanto è imponente il mistero della vita, mi dico, ed ora quest’ imponenza e questa indecifrabilità mi sovrastano, mi fanno sentire piccola, insipiente, sprovveduta, tremante. Sento con incredibile forza di aver sostato nella profondità dell’essere, di aver sfiorato la prossimità all’assoluto, in quel luogo dell’anima dove le emozioni soverchiano il pensiero.